L'isola Comacina, sotto Romani e Bizantini, fu un punto fortificato per il controllo del lago, venendo poi devastata nel 1169 dai Comaschi (alleati del Barbarossa) per essersi schierata con Milano, nel corso delle lotte comunali che coinvolsero tutte le località lariane. Donata allo Stato Italiano dal re del Belgio all'inizio di questo secolo, l'isola è ora gestita da un ente che ne cura la valorizzazione. Ricca di testimonianze preistoriche e storiche, presenta resti di numerosi edifici sacri di varie epoche, l'unico dei quali ancora integro è l'Oratorio barocco di San Giovanni. Prospiciente l'isola e in posizione panoramica, sorge, a monte di Ossuccio (419 metri), il cinquecentesco Santuario della Madonna del Soccorso, con campanile del settecento, raggiungibile grazie a un percorso processionale costituito da un viale in ciottoli, a gradinate, fiancheggiato da 14 cappelle (1635-1714), dedicate ai Misteri del Rosario e contenenti gruppi statuari in terracotta policroma, per buona parte opera di Francesco e Agostino Silva, che riecheggiano, sia pure in scala minore, il Sacro Monte di Varese. Da Lezzeno, prima tappa dopo la partenza dall'isola Comacina, la vista spazia sull'altra sponda, abbracciando la penisola di Lavedo, protesa nel lago con il vasto complesso di Villa Arconati o del Balbianello, dal nome del promontorio. Una struttura di cui fanno parte il grande parco (tra i più belli della zona), due edifici residenziali - sono il nucleo originario cinquecentesco progettato forse dal Tibaldi per il cardinale Tolomeo Gallio, e ampliato dal cardinal Duni nel settecento che all'estremità della punta fece erigere la villa del Balbianello - una chiesa e una piccola, pittoresca darsena.